L'utilizzo dei colori Pantone nella stampa digitale: trucchi e consigli.

Dal monitor al prodotto finale, passando per la stampa, il risultato non è necessariamente sempre quello atteso. Anzi, più in genere aumenta il peso dei colori, maggiore è il rischio di vedere uscire fogli completamente diversi da quelli studiati per lungo tempo davanti allo schermo. Tra il sistema RGB dei monitor e la quadricromia CMYK della stampa digitale l’approccio è praticamente completamente opposto e trovare l’esatta calibrazione per entrambi gli strumenti richiede in genere una buona dose di esperienza accompagnata dall’affidabilità degli strumenti usati.

Oppure, come ormai gli addetti ai lavori hanno imparato da tempo, ci si affida ai colori Pantone. Non una miscela di tinte, quanto invece un catalogo fisico sul quale trovare la tonalità desiderata con la certezza di vederla riprodotta esattamente come desiderato. Questo essenzialmente per due motivi. Prima di tutto perché la natura fisica del supporto visivo iniziale di lettura coincide con quello di produzione. Poi, perché in linea di principio i colori Pantone sono vernici e non frutto di miscele.

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Un’apparente contraddizione.

Passare dalle parole ai fatti tuttavia è molto meno scontato. La stampa digitale conquista spazi crescenti, mentre il Pantone è pensato soprattutto per l’offset. A meno di poter pensare di aggiungere una cartuccia addizionale a una inkjet per ogni Pantone desiderato, è necessario seguire strade alternative.

Prima di tutto, chiedersi se si hanno realmente la necessità e gli strumenti per utilizzare la mazzetta Pantone. Se si tratta di riprodurre loghi commerciali o altri elementi dove il colore è fattore identificativo, allora certamente sì. L’utilizzo di un codice copre da ogni potenziale rischio di stampare lo stesso file su macchinari diversi in luoghi diversi senza riuscire a ottenere risultati identici.

D’altra parte, i costi di una lastra dedicata per ogni colore Pantone aumentano i costi del processo. In genere quindi, l’opzione è da prendere in considerazione per un numero di colori limitato a poche unità e quando preferibilmente è possibile contare su una stampa offset.

Questo non significa escludere a priori la stampa digitale, inkjet o laser che sia. È necessario però accettare prima di tutto dei compromessi sul numero di tonalità utilizzabili e poter contare su stampanti in grado di garantire la necessaria fedeltà.

La delicata via digitale.

Per i puristi, Pantone e stampa digitale sono due mondi completamente diversi. In pratica però, le possibilità non mancano, al punto che nelle mazzette ci sono indicazioni sui valori CMYK per le tinte riproducibili con un buon margine di affidabilità. Un buon punto di partenza è quindi affidarsi solamente a quelle, con particolare attenzione alle differenze in base al tipo di carta utilizzato.

Inoltre, praticamente tutti i RIP forniscono tabelle di conversione per avvicinarsi il più possibile al risultato desiderato. Questo non toglie una attenta e prolungata fase di test sui materiali e prova colore, fino a quando la propria esperienza non suggerisce di aver raggiunto un risultato affidabile. In ogni caso, è indispensabile seguire di persona l’intero processo di stampa. La brutta sorpresa infatti, è sempre dietro l’angolo.

Di fronte al cliente con la prospettiva di dover stampare in digitale un colore Pantone è necessario essere prudenti. Avvisato del comunque elevato margine di rischio, può essere utile coinvolgerlo sin dalla fase di messa a punto finale del file, averlo al fianco durante le prove e ottenere dal vivo il via libera alla produzione. Non prima di aver valutato insieme il test anche alla luce naturale oltre a quella artificiale di un laboratorio.

Tutto questo ha naturalmente anche inevitabili ripercussioni sui costi. Affidabilità e varietà Pantone si pagano con la necessità di dover procedere in offset, con i relativi costi fissi, quali va aggiunto proprio l’inchiostro dedicato. Da valutare, anche la quantità minima acquistabile con il rischio di trovarsi il magazzino pieno di barattoli, uno per ogni colore richiesto, e utilizzati solo in parte.

Il potenziale risparmio di convertire un colore Pantone in quadricromia per la stampa digitale è tutto da valutare in fase operativa. Più è alta l’esigenza di fedeltà cromatica, più alto è il rischio di dover ripetere un lavoro, con le inevitabili ripercussioni sui margini, e sull’immagine. L’impegno dei produttori nel perfezionare gli strumenti messi a disposizione resta comunque alto. Esistono, per esempio, mazzette digitali per agevolare la comparazione. È però importante ricordare sempre come una vera corrispondenza totale resti solo un traguardo ipotetico.

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